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ZAMPE SENZA FRONTIERE
Pubblicato in La salute · Martedì 28 Feb 2023 · Tempo di lettura 8 minuti
Tags: cane, bulimia, cause, segni, affrontare, il, problema
Quando si parla di bulimia il pensiero corre immediatamente ai disturbi del comportamento alimentare dell'essere umano. In medicina, infatti, la bulimia nervosa è una patologia psichiatrica caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffate accompagnati da una perdita di controllo sull'assunzione del cibo e, spesso, da comportamenti compensatori come il vomito autoindotto. Nel cane questa condizione, così come viene definita nella medicina umana, non è stata dimostrata e non può essere applicata in modo diretto. Tuttavia, alcuni soggetti possono manifestare un appetito eccessivo, un'ossessione per il cibo, un'ingestione estremamente rapida degli alimenti o una costante ricerca di qualcosa da mangiare. Questi comportamenti meritano sempre attenzione, perché possono rappresentare il sintomo di una patologia organica, di un problema comportamentale oppure di una gestione alimentare non adeguata. Comprendere la causa è fondamentale per intervenire in modo corretto e garantire il benessere dell'animale.

È importante chiarire fin dall'inizio che un cane molto vorace non è necessariamente malato. La specie canina discende da antenati che, in natura, non avevano la certezza di poter reperire il cibo con regolarità. Consumare rapidamente una risorsa alimentare disponibile rappresentava quindi un vantaggio evolutivo. Ancora oggi molti cani, soprattutto alcune razze selezionate per attività particolarmente impegnative o soggetti con una forte motivazione alimentare, tendono a mangiare molto velocemente pur essendo perfettamente sani.

Occorre quindi distinguere la normale voracità da un comportamento realmente anomalo. Quando il cane manifesta un appetito insaziabile, cerca continuamente cibo, rovista nella spazzatura, ruba alimenti in modo compulsivo, ingerisce oggetti non commestibili oppure continua a mostrare intensa fame anche dopo aver consumato una razione nutrizionalmente adeguata, è opportuno approfondire la situazione.

Dal punto di vista medico, numerose patologie possono provocare un aumento dell'appetito, condizione definita polifagia. Tra le più frequenti troviamo alcune malattie endocrine, come il diabete mellito e l'iperadrenocorticismo, conosciuto anche come sindrome di Cushing. Entrambe possono alterare il metabolismo energetico inducendo il cane a mangiare molto più del normale.

Anche l'ipertiroidismo, sebbene raro nel cane rispetto al gatto, alcune patologie del sistema nervoso centrale e determinate alterazioni metaboliche possono influenzare il centro della fame localizzato nell'ipotalamo, modificando profondamente il comportamento alimentare.

Le malattie dell'apparato digerente rappresentano un'altra possibile causa. L'insufficienza pancreatica esocrina, ad esempio, impedisce una corretta digestione dei nutrienti. Il cane continua quindi a provare fame perché l'organismo non riesce ad assorbire adeguatamente le sostanze nutritive introdotte con la dieta. Anche sindromi da malassorbimento, malattie infiammatorie croniche intestinali e alcune infestazioni parassitarie possono provocare un aumento dell'appetito associato a perdita di peso.

Esistono inoltre farmaci che determinano un incremento della fame come effetto collaterale. I corticosteroidi rappresentano l'esempio più noto e possono indurre una marcata polifagia già dopo pochi giorni di trattamento. Per questo motivo ogni modifica dell'appetito dovrebbe sempre essere valutata considerando anche le eventuali terapie in corso.

Il primo passo, quindi, consiste sempre in una visita accurata dal medico veterinario. Attraverso l'esame clinico, le analisi del sangue, l'esame delle feci e, quando necessario, ulteriori accertamenti diagnostici, è possibile individuare o escludere eventuali patologie responsabili del comportamento.

Quando non emergono cause organiche, è opportuno analizzare gli aspetti comportamentali e ambientali. Alcuni cani sviluppano un rapporto problematico con il cibo in seguito alle esperienze vissute durante la loro storia. Animali provenienti da situazioni di abbandono, randagismo, allevamenti inadeguati o condizioni di grave denutrizione possono conservare a lungo una forte ansia alimentare. Avendo sperimentato la scarsità di risorse, tendono a consumare rapidamente ogni pasto e a ricercare continuamente altre fonti di cibo, anche quando non esiste più alcun rischio di rimanere senza alimentazione.

Anche la competizione alimentare può influenzare profondamente il comportamento. Nei contesti in cui convivono più cani, alcuni soggetti sviluppano la tendenza a mangiare molto velocemente per timore che un altro animale possa sottrarre loro il cibo. Questa risposta rappresenta una strategia adattativa piuttosto che un vero disturbo comportamentale.

Lo stress cronico costituisce un ulteriore fattore da considerare. Numerosi studi hanno evidenziato come le alterazioni emotive possano modificare il comportamento alimentare anche nei cani. Noia, mancanza di stimolazione mentale, lunghi periodi di solitudine, cambiamenti improvvisi nella routine o ambienti poveri di opportunità possono favorire una ricerca continua di gratificazione attraverso il cibo.

Il cibo rappresenta infatti uno stimolo altamente motivante. Durante l'assunzione degli alimenti vengono attivati circuiti cerebrali collegati alla gratificazione e al rilascio di neurotrasmettitori come la dopamina. In alcuni soggetti particolarmente predisposti, questa ricerca di gratificazione può contribuire ad aumentare l'interesse verso il cibo anche in assenza di un reale bisogno energetico.

Tra i segnali più frequentemente osservati troviamo l'ingestione estremamente rapida del pasto, spesso senza quasi masticare gli alimenti. Alcuni cani sembrano aspirare il contenuto della ciotola in pochi secondi, aumentando il rischio di rigurgito, vomito e, nei casi più gravi, di dilatazione-torsione gastrica, una grave emergenza veterinaria che interessa soprattutto le razze di taglia grande e gigante.

La continua ricerca di cibo costituisce un altro segnale caratteristico. Il cane può seguire costantemente il proprietario in cucina, controllare ogni superficie, rovistare nei rifiuti, tentare di rubare alimenti dal tavolo o manifestare agitazione molto tempo prima dell'orario abituale del pasto. Alcuni soggetti ingeriscono anche materiali non alimentari, comportamento che richiede una valutazione specifica per distinguere la polifagia dalla pica, un disturbo caratterizzato dall'ingestione di sostanze non commestibili.

Quando escluse le cause mediche, la gestione si basa principalmente sulla riduzione dell'ansia e sul miglioramento della qualità della vita. Suddividere la razione giornaliera in più piccoli pasti distribuiti nell'arco della giornata permette di evitare lunghi periodi di digiuno e può contribuire a ridurre la sensazione di fame.

Molto utili risultano anche le ciotole anti-ingozzamento, progettate per rallentare l'assunzione del cibo attraverso particolari rilievi che obbligano il cane a mangiare più lentamente. In alternativa possono essere impiegati giochi di attivazione mentale, tappeti olfattivi, dispenser alimentari e altri strumenti che trasformano il pasto in un'attività cognitiva, aumentando il tempo necessario per consumarlo e favorendo una maggiore soddisfazione.

L'arricchimento ambientale svolge un ruolo essenziale. Passeggiate ricche di stimoli, attività di ricerca olfattiva, giochi di problem solving ed esperienze esplorative permettono al cane di soddisfare numerose motivazioni naturali che nulla hanno a che vedere con l'alimentazione. Molto spesso un animale mentalmente appagato mostra anche una migliore regolazione del comportamento alimentare.

Durante il pasto è consigliabile creare un ambiente tranquillo, privo di competizione e di continue interruzioni. Se convivono più cani, alimentarli separatamente può ridurre notevolmente l'ansia e favorire un consumo più rilassato del cibo. Anche il proprietario dovrebbe evitare atteggiamenti che aumentino involontariamente la pressione emotiva, come togliere frequentemente la ciotola o disturbare il cane mentre mangia senza una reale necessità.

Le punizioni non rappresentano mai una soluzione efficace. Rimproverare il cane perché ruba il cibo o mangia troppo rapidamente rischia soltanto di aumentare ulteriormente lo stato di tensione, peggiorando il problema. L'approccio più utile consiste invece nel prevenire i comportamenti indesiderati attraverso una corretta gestione dell'ambiente e nell'insegnare, con il rinforzo positivo, comportamenti alternativi più appropriati.

Nei casi più complessi può essere indicata una valutazione da parte di un medico veterinario esperto in comportamento. Attraverso un'analisi approfondita della storia del cane, delle sue motivazioni e del contesto familiare sarà possibile individuare i fattori responsabili e costruire un percorso terapeutico personalizzato.

È importante ricordare che il rapporto con il cibo rappresenta solo una parte del benessere complessivo del cane. Alimentazione, salute fisica, equilibrio emotivo, qualità delle relazioni sociali, opportunità di esplorazione e soddisfazione dei bisogni etologici sono aspetti strettamente collegati tra loro. Quando uno di questi elementi viene compromesso, anche il comportamento alimentare può modificarsi in modo significativo.

Osservare attentamente il proprio cane, riconoscere eventuali cambiamenti dell'appetito e intervenire precocemente costituisce il modo migliore per prevenire problemi più seri. Nella maggior parte dei casi, una volta identificata la causa e impostato un corretto programma terapeutico o gestionale, è possibile riportare il comportamento alimentare entro limiti fisiologici, migliorando sensibilmente la salute e la qualità della vita dell'animale. Comprendere che dietro un'eccessiva fame non esiste quasi mai semplice ingordigia, ma spesso un bisogno fisico o emotivo che merita attenzione, rappresenta il primo passo per offrire al cane le cure e il supporto di cui ha realmente bisogno.



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