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Ipotermia acuta nel gatto

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Ipotermia acuta nel gatto

Ipotermia acuta nel gatto

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Pubblicato in Consigli utili Gatti · Giovedì 16 Feb 2023 · Tempo di lettura 7 minuti
Tags: gatto, ipotermia, riscaldamento, graduale, primo, soccorso, stabilizzazione, veterinaria
L'ipotermia è una condizione clinica caratterizzata da un abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei valori fisiologici, tale da compromettere il normale funzionamento dell'organismo. Nel gatto rappresenta una vera emergenza veterinaria, soprattutto quando colpisce cuccioli, animali anziani, soggetti debilitati o gatti rimasti all'esterno per molte ore durante periodi di freddo intenso, pioggia o neve. Anche un animale investito, immobilizzato dopo un trauma o rimasto intrappolato in un ambiente freddo può sviluppare rapidamente una grave ipotermia. In queste situazioni il primo soccorso deve essere eseguito con estrema attenzione, perché un riscaldamento troppo rapido o effettuato con metodi inappropriati può risultare pericoloso quanto il freddo stesso. Conoscere i segnali dell'ipotermia e le corrette procedure di riscaldamento permette di aumentare significativamente le possibilità di recupero.

La temperatura corporea normale del gatto adulto si colloca generalmente tra 38,0 °C e 39,2 °C. Si parla di ipotermia quando la temperatura scende sotto questi valori e, in base alla gravità, la condizione viene comunemente distinta in lieve, moderata e grave. Nelle forme lievi il gatto è ancora cosciente e tenta di reagire al freddo attraverso il tremore muscolare. Quando la temperatura continua a diminuire, il metabolismo rallenta progressivamente, la frequenza cardiaca si riduce, la respirazione diventa più lenta e diminuisce anche la capacità del cervello di coordinare le normali funzioni vitali. Nei casi più severi il tremore può addirittura scomparire, non perché il gatto stia migliorando, ma perché l'organismo non è più in grado di produrre calore in modo efficace.

Le cause dell'ipotermia sono numerose. L'esposizione prolungata a basse temperature rappresenta la situazione più evidente, ma non è l'unica. Pioggia, vento e umidità aumentano enormemente la dispersione del calore corporeo, soprattutto quando il mantello è completamente bagnato. I gattini appena nati sono particolarmente vulnerabili perché non possiedono ancora un sistema efficace di termoregolazione, mentre gli animali anziani o affetti da malattie croniche possono perdere rapidamente la capacità di mantenere una temperatura corporea adeguata. Anche anestesie prolungate, interventi chirurgici, emorragie importanti, shock, sepsi e alcune intossicazioni possono determinare una marcata riduzione della temperatura corporea indipendentemente dalla temperatura ambientale.

I sintomi variano in funzione della gravità dell'ipotermia. In una fase iniziale il gatto appare infreddolito, ricerca fonti di calore, si raggomitola su se stesso e presenta tremori muscolari. Le estremità, le orecchie e i cuscinetti plantari risultano freddi al tatto. Con il progredire della condizione compaiono abbattimento, debolezza, difficoltà nel mantenere la stazione eretta e ridotta risposta agli stimoli. Il battito cardiaco e la respirazione rallentano progressivamente, mentre le mucose possono diventare pallide. Nelle forme più gravi il gatto può perdere conoscenza, presentare pupille dilatate, respirazione molto superficiale e una marcata depressione delle funzioni neurologiche, condizioni che richiedono un intervento veterinario immediato.

Quando si trova un gatto ipotermico all'esterno, il primo obiettivo consiste nel proteggerlo dall'ulteriore dispersione di calore. L'animale deve essere trasferito con delicatezza in un ambiente asciutto, riparato dal vento e a temperatura confortevole, evitando movimenti bruschi soprattutto se è molto debilitato. Se il mantello è bagnato, è opportuno asciugarlo delicatamente con asciugamani morbidi senza strofinare energicamente, poiché una manipolazione eccessiva può aumentare lo stress e, nei soggetti più gravi, favorire alterazioni del ritmo cardiaco. Durante questa fase è importante limitare al minimo la permanenza in ambienti freddi e prepararsi al trasporto verso una struttura veterinaria.

Il riscaldamento deve essere graduale e controllato. Nelle forme lievi è generalmente sufficiente avvolgere il gatto in coperte asciutte e utilizzare asciugamani precedentemente riscaldati, sostituendoli quando perdono calore. Possono essere impiegate anche borse dell'acqua calda o cuscinetti termici, purché la temperatura sia moderata e tali dispositivi vengano sempre avvolti in uno spesso strato di tessuto per evitare ustioni. Le fonti di calore dovrebbero essere posizionate principalmente attorno al torace e all'addome, senza esercitare pressione sul corpo e lasciando sempre al gatto la possibilità di allontanarsi se avverte eccessivo calore. L'obiettivo non è aumentare rapidamente la temperatura, ma riportarla progressivamente verso valori fisiologici.

Esistono invece numerosi errori che devono essere evitati. Non bisogna utilizzare asciugacapelli impostati ad alta temperatura, stufe molto vicine, termoventilatori diretti o immergere il gatto in acqua calda. Un riscaldamento troppo rapido della superficie corporea può provocare una marcata vasodilatazione periferica con improvviso abbassamento della pressione arteriosa, fenomeno noto come "afterdrop", durante il quale il sangue freddo proveniente dalle estremità ritorna rapidamente verso gli organi centrali contribuendo a ridurre ulteriormente la temperatura interna. Inoltre, fonti di calore eccessivamente intense aumentano il rischio di ustioni, soprattutto nei gatti incoscienti che non sono in grado di allontanarsi spontaneamente.

Anche l'alimentazione e l'idratazione richiedono particolare attenzione. Se il gatto è vigile, cosciente e in grado di deglutire normalmente, può essere lasciata a disposizione una piccola quantità di acqua a temperatura ambiente e, quando indicato, un alimento facilmente digeribile. Al contrario, un animale con stato di coscienza alterato non deve mai essere forzato a bere o mangiare, poiché esiste un elevato rischio di aspirazione del contenuto nelle vie respiratorie. È altrettanto importante evitare la somministrazione di alcolici o altri rimedi popolari privi di qualsiasi efficacia e potenzialmente molto pericolosi.

Una volta giunto in clinica, il veterinario stabilirà la gravità dell'ipotermia mediante la misurazione della temperatura corporea e la valutazione delle funzioni vitali. Nei casi moderati e gravi saranno generalmente necessari riscaldamento attivo controllato, fluidoterapia endovenosa con soluzioni riscaldate, ossigenoterapia riscaldata e umidificata quando disponibile, monitoraggio elettrocardiografico e trattamento delle eventuali patologie che hanno causato l'ipotermia. Se il gatto presenta traumi, emorragie, infezioni o altre condizioni concomitanti, queste dovranno essere affrontate parallelamente al ripristino della temperatura corporea. Durante il ricovero il monitoraggio continuo permette di individuare tempestivamente eventuali complicazioni cardiache o metaboliche.

La prognosi dipende principalmente dalla temperatura corporea raggiunta, dalla durata dell'esposizione al freddo e dalla presenza di malattie concomitanti. I gatti con ipotermia lieve, trattati precocemente, recuperano generalmente senza conseguenze permanenti. Al contrario, un'ipotermia profonda accompagnata da shock, traumi o insufficienza multiorgano comporta una prognosi molto più riservata. Anche dopo il ritorno a una temperatura normale, il paziente deve essere monitorato attentamente perché alcune complicazioni possono manifestarsi nelle ore successive.

La prevenzione rappresenta la migliore forma di protezione. Durante i mesi più freddi è importante garantire ai gatti un rifugio asciutto, isolato dal terreno e protetto dal vento, evitando che rimangano esposti a lungo in condizioni climatiche estreme. I gattini, gli animali anziani e quelli con patologie croniche meritano un'attenzione particolare, poiché sono molto più vulnerabili agli sbalzi di temperatura. Se si trova un gatto immobile o fortemente debilitato all'esterno durante una giornata fredda, non bisogna attendere che si riprenda spontaneamente. Un riscaldamento graduale, effettuato con metodi sicuri e seguito da una tempestiva valutazione veterinaria, rappresenta la strategia più efficace per aumentare le possibilità di sopravvivenza e ridurre il rischio di complicazioni legate all'ipotermia acuta.



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