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I combattimenti

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I combattimenti

I combattimenti

ZAMPE SENZA FRONTIERE
Pubblicato in La legge · Mercoledì 29 Mar 2023 · Tempo di lettura 8 minuti
Tags: cane, combattimenti, legge.
I combattimenti tra cani rappresentano una delle manifestazioni più crudeli dello sfruttamento animale. Dietro questi eventi clandestini si cela un mondo dominato dalla violenza, dagli interessi economici illeciti e dalla criminalità organizzata, nel quale gli animali vengono privati di ogni possibilità di vivere secondo la propria natura. I cani non vengono considerati esseri senzienti, ma semplici strumenti da utilizzare per ottenere denaro attraverso scommesse illegali, competizioni clandestine e altre attività criminali. Le sofferenze fisiche e psicologiche alle quali sono sottoposti iniziano spesso fin dai primi mesi di vita e proseguono fino a quando l'animale non è più ritenuto utile. Comprendere cosa prevede la legge italiana e conoscere le caratteristiche di questo fenomeno significa contribuire alla tutela degli animali e alla lotta contro una delle forme più gravi di maltrattamento previste dal nostro ordinamento.

Contrariamente a quanto talvolta si pensa, nessun cane nasce con il desiderio di combattere fino alla morte. Il comportamento aggressivo esasperato osservato negli animali impiegati nei combattimenti è il risultato di un percorso di manipolazione comportamentale, isolamento e violenza imposto dall'uomo. Fin da cuccioli molti di questi animali vengono separati precocemente da ogni normale esperienza di socializzazione, crescono in ambienti poveri di stimoli positivi e vengono educati esclusivamente attraverso coercizione, intimidazione e punizioni. L'obiettivo degli organizzatori è eliminare qualsiasi forma di comportamento sociale equilibrato e favorire risposte aggressive nei confronti di altri animali.

Le condizioni di vita nelle quali questi cani vengono mantenuti sono spesso estremamente precarie. Numerosi animali trascorrono gran parte della propria esistenza legati con catene molto corte oppure confinati in recinti angusti, senza adeguata possibilità di movimento, gioco o interazione sociale. L'isolamento rappresenta uno degli strumenti più frequentemente utilizzati per aumentare la reattività dell'animale e renderlo maggiormente controllabile dagli organizzatori. A tutto questo si aggiungono frequentemente carenze alimentari, assenza di cure veterinarie e condizioni igieniche incompatibili con il benessere animale.

L'addestramento finalizzato ai combattimenti si fonda su metodi estremamente violenti. L'animale viene progressivamente esposto a situazioni altamente stressanti e costretto a sviluppare risposte aggressive attraverso tecniche coercitive. Le modalità utilizzate possono variare, ma condividono tutte un elemento comune: la totale assenza di rispetto per le esigenze etologiche del cane. L'obiettivo non è educare, ma creare un animale disposto a combattere fino allo sfinimento, ignorando dolore, paura e lesioni.

Le conseguenze fisiche sono devastanti. Durante gli incontri clandestini i cani riportano frequentemente profonde ferite lacero-contuse, fratture, lesioni agli occhi, perforazioni del torace, danni agli arti e gravissime infezioni dovute ai morsi ricevuti. In molti casi gli animali muoiono durante il combattimento oppure nelle ore successive a causa delle lesioni riportate. Quando sopravvivono, possono rimanere segnati permanentemente sia sotto il profilo fisico sia da quello comportamentale.

La normativa italiana considera queste pratiche tra le più gravi forme di maltrattamento animale. Il Codice Penale dedica infatti specifiche disposizioni ai combattimenti tra animali, prevedendo pene severe nei confronti di chi organizza, promuove o dirige tali attività. Le stesse norme puniscono anche coloro che partecipano ai combattimenti, li favoriscono oppure traggono profitto economico dalla loro organizzazione. Le sanzioni comprendono pene detentive e rilevanti sanzioni pecuniarie, con un trattamento particolarmente rigoroso nei confronti di chi alimenta questo circuito criminale.

La legge prevede inoltre specifiche circostanze aggravanti che possono comportare un aumento delle pene. Tra queste assumono particolare rilievo il coinvolgimento di minori, l'utilizzo di armi, la somministrazione di sostanze dopanti agli animali e la diffusione di immagini o filmati relativi ai combattimenti. Il legislatore ha infatti riconosciuto la particolare pericolosità sociale di queste condotte, che non colpiscono soltanto gli animali coinvolti, ma favoriscono la diffusione di modelli culturali fondati sulla violenza e sull'illegalità.

Non sono perseguibili soltanto gli organizzatori delle competizioni clandestine. Anche l'allevamento, l'addestramento, la selezione e la detenzione di animali destinati ai combattimenti possono integrare specifiche ipotesi di reato. Le autorità giudiziarie possono disporre il sequestro preventivo degli animali, delle strutture utilizzate per l'organizzazione degli incontri, delle attrezzature impiegate per l'addestramento e di ogni altro bene collegato all'attività illecita. Tali strumenti consentono di interrompere rapidamente il ciclo di sfruttamento e di mettere in sicurezza gli animali ancora in vita.

Una volta sequestrati, i cani vengono generalmente affidati ai Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie e a strutture autorizzate specializzate nella gestione di animali provenienti da situazioni di maltrattamento. Inizia così un percorso particolarmente delicato, che comprende la cura delle lesioni fisiche, il recupero nutrizionale e, soprattutto, una lunga riabilitazione comportamentale. Ogni cane presenta una storia diversa e richiede un progetto individualizzato elaborato da professionisti esperti.

È importante sottolineare un aspetto fondamentale: la maggior parte dei cani sequestrati non è aggressiva per natura. Il comportamento osservato durante i combattimenti è il risultato di un ambiente estremamente violento e di un addestramento finalizzato a modificare profondamente le risposte comportamentali dell'animale. Molti di questi soggetti, una volta allontanati dal contesto criminale e inseriti in un percorso di recupero rispettoso delle loro esigenze, riescono progressivamente a ricostruire un rapporto di fiducia con l'essere umano.

La riabilitazione richiede tempo, competenza e pazienza. Attraverso programmi basati sul rispetto del benessere animale, sulla gestione delle emozioni e sul rinforzo positivo, numerosi cani recuperano progressivamente capacità relazionali che sembravano definitivamente compromesse. Non tutti possono essere inseriti immediatamente in un contesto familiare, ma molti riescono, con il tempo, a trovare una nuova casa presso persone adeguatamente informate e supportate dai professionisti.

I combattimenti tra cani non rappresentano soltanto un problema di tutela animale. Le indagini condotte negli anni hanno dimostrato come queste attività siano frequentemente collegate ad altre forme di criminalità organizzata. Scommesse clandestine, traffico illecito di animali, falsificazione di documenti, commercio illegale di sostanze dopanti, detenzione abusiva di armi e riciclaggio di denaro costituiscono spesso attività strettamente connesse all'organizzazione dei combattimenti. Contrastare questo fenomeno significa quindi colpire un sistema criminale complesso che produce conseguenze ben oltre il maltrattamento degli animali.

Per questo motivo la collaborazione dei cittadini assume un ruolo estremamente importante. Esistono situazioni che possono costituire segnali di allarme, come la presenza di numerosi cani detenuti in condizioni anomale, movimenti frequenti di persone presso capannoni isolati, rumori riconducibili a combattimenti, animali con ferite ricorrenti o addestramenti palesemente violenti. Naturalmente nessun singolo elemento è sufficiente, da solo, a dimostrare l'esistenza di attività illecite, ma la presenza di circostanze sospette merita attenzione da parte delle autorità competenti.

In presenza di dubbi è fondamentale evitare qualsiasi iniziativa personale. Intervenire direttamente potrebbe esporre a rischi significativi sia per le persone sia per gli animali coinvolti. La scelta corretta consiste nel raccogliere, quando possibile senza esporsi a pericoli, informazioni utili e segnalarle tempestivamente alle Forze dell'Ordine, ai Carabinieri Forestali, ai Servizi Veterinari dell'Azienda Sanitaria competente o alle Guardie Zoofile, che dispongono delle competenze e degli strumenti necessari per svolgere gli accertamenti previsti dalla legge.

La prevenzione passa anche attraverso la cultura. Diffondere una corretta conoscenza del comportamento del cane, promuovere metodi educativi rispettosi del benessere animale e sensibilizzare l'opinione pubblica contribuisce a contrastare stereotipi ancora oggi molto diffusi. Nessuna razza nasce destinata ai combattimenti e nessun cane possiede un'aggressività inevitabile per caratteristiche genetiche. Il comportamento di ogni animale è il risultato dell'interazione tra patrimonio genetico, ambiente, esperienze e gestione da parte dell'uomo.

Ogni cane nasce con la capacità di instaurare relazioni, imparare, giocare e collaborare con le persone. Privarlo di questa possibilità per trasformarlo in uno strumento di violenza significa negargli tutto ciò che la sua natura gli consentirebbe di esprimere. I combattimenti clandestini rappresentano quindi non soltanto una gravissima violazione della legge, ma anche una profonda negazione del rispetto dovuto agli animali come esseri senzienti.

Contrastare questo fenomeno significa difendere la legalità, il benessere animale e i valori fondamentali di una società civile. Ogni intervento delle autorità, ogni segnalazione responsabile e ogni attività di sensibilizzazione contribuiscono a interrompere un circuito di sofferenza che coinvolge centinaia di animali. Proteggere i cani dai combattimenti clandestini significa affermare con forza che nessun interesse economico, nessuna tradizione illegale e nessuna forma di spettacolo possono mai giustificare la violenza inflitta a un essere vivente.



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